Museo: Via colletta 20, Sinnai - Archivio: P.zza municipio 2, Sinnai
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IL MUSEO

Il museo

Vogliamo condividere con voi una definizione di Museo in cui crediamo tantissimo: 

È luogo di condivisione, apprendimento ed educazione per la comunità e della comunità, attraverso eventi, mostre, laboratori e corsi. È uno spazio senza confini né barriere in cui chiunque ha accesso a contenuti, attività e stimoli.

Uno spazio di tutti, quindi, un luogo nel quale ognuno di noi può e deve ritrovarsi. Una piazza di incontro e di condivisione dove l’archeologia, la storia e l’arte non sono solo tematiche di oggetti esposti ma piuttosto un veicolo e uno stimolo alla creazione di relazioni e di uno spirito critico.

La collezione archeologica

Una sala al piano terra del museo raccoglie prevalentemente tracce del passato del territorio di Sinnai, provenienti da scavi archeologici, ritrovamenti, donazioni e sequestri, e che raccontano la vita dell’uomo dal IV millennio a.C. all’VIII sec. d.C. Partendo dall’assunto che gli oggetti dei nostri predecessori ci narrano di una comunità, delle donne e degli uomini di un tempo lontano, si è deciso di aggiornare l’esposizione riorganizzando i reperti secondo la loro funzione o il loro uso, e non prettamente secondo un ordine cronologico. Il Museo, attraverso i suoi tesori archeologici, ci spiega quali e come fossero svolte le attività produttive, l’organizzazione domestica, la cura della persona, l’architettura e la vita sacra. Una visita lunga un viaggio attraverso il tempo che ci porta a immedesimarci nei nostri antenati.

La collezione d'Aspro

Una buona parte dello spazio espositivo al piano terra del MuA è dedicata a Franco d’Aspro, artista piemontese nato a Mondovì nel 1911. 

Come scultore si formò a Bologna all’Accademia di Belle Arti dove si diplomò nel 1930. Nel 1938 arrivò a Cagliari per una mostra dopo un peregrinaggio artistico a Napoli durante il quale conobbe e studiò con Vincenzo Gemito e Raffaele Marino. Rapito e affascinato dal paesaggio e dalla storia, rimase in Sardegna fino alla sua morte avvenuta nel 1995. 

Franco d’Aspro è stato un artista le cui opere difficilmente nascondono la natura della sua ispirazione, le tensioni emotive o, nelle sue opere sacre, il pathos della sua religiosità. Ed è così che l’istinto primordiale della natura selvaggia isolana si impregna nei suoi bronzi dedicati agli amati cavallini della giara, figure esili e scarne dalle forme che ricordano le figure di Alberto Giacometti. Le forme diventano poi morbide, reali e plastiche, così nella tombale o nella dormiente, un profondo viaggio attraverso l’opera scultorea di maestri dell’arte come Edgar Degas, Medardo Rosso e Vincenzo Gemito.

Notevole il suo linguaggio artistico visibile nelle opere di carattere sacro. Esili forme che si impongono nella loro espressività piuttosto che nelle loro dimensioni e che sono palinsesto biblico in un poema plastico che denota un avanzato livello qualitativo nella resa del bronzo, come i suoi sei cavalieri dell’Apocalisse. È forse ancora più evidente in quelle forme che diventano lineari ma pur sempre cariche di dolore e che si fanno sintesi di bellezza, come ci testimoniano i suoi crocifissi.   

La collezione artistica

L’attuale collezione del MuA è frutto di un nucleo di partenza derivato dal lascito testamentario del canonico Cesare Perra. Peculiarità della collezione è la sua eterogeneità, dovuta in modo assoluto all’origine della stessa: un gruppo di opere il cui scopo era quello di adornare un’abitazione privata. Nel tempo sono state aggiunte alla collezione altre opere depositate in Museo dall’amministrazione comunale che hanno contribuito ad accrescerne la consistenza numerica. 

Ogni sei mesi l’allestimento cambia con una rotazione della collezione, in modo da creare sempre nuovi stimoli non solo espositivi ma anche contenutistici. Abbiamo infatti pensato di fare della eterogeneità un punto di forza, permettendo quindi un ricambio costante delle opere grazie proprio alla tematica dei soggetti presenti in collezione. 

Parte del lascito è costituito da 11 dipinti  di carattere sacro databili tra il XVI e il XIX secolo, tra i quali spiccano Pantaleone Calvo e Francesco Massa. 

Cronologicamente è il Novecento che domina la collezione artistica, sia numericamente che in termini di contenuti. Si parte da uno dei grandi maestri del XX secolo che hanno contribuito a scrivere la storia dell’arte in Sardegna come Felice Melis Marini e si giunge fino a Primo Pantoli, passando per artisti del calibro di Rita Thermes, Giovanni Dotzo, Foiso Fois, Antonio Corriga e altri. 

Un discorso a parte va fatto per una stampa xilografica datata alla seconda metà dell’Ottocento, riportata nell’inventario come opera dell’artista giapponese Toyokuni. L’opera, dal titolo “Geisha house”, è una xilografia di notevole fattura di uno tra gli artisti Ukiyo-e più prolifici e famosi dell’epoca il cui nome è Utagawa Kunisada (1786 – 1864), nome d’arte di Sumida Shōgorō IX (角 田庄五朗) o Sumida Shōzō (角田庄蔵). Toyokuni I fu il suo maestro fin dall’età di 14 anni nella scuola di Utagawa, divenuta celebre per aver formato artisti quali Kuniyoshi, allievo dello stesso Toyokuni I, e il famoso paesaggista ukiyo-e Utagawa Hiroshige.

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